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| Litiano Piccin |
| Scene di vita quotidiana alle prese con la FORENSICS. | |
| BLOG | Quando la FORENSICS sale in "cattedra". |
| VIAGGI | Diari di viaggio in Africa contro la DIGITAL DIVIDE. |
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16/07/2009
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Udienza:
"veramente avevo
deciso di non convocarla..."
Sottotitolo: prima di
presentarvi fatevi confermare la
vostra presenza.
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La DIGITAL FORENSICS è un processo molto lento e lungo che si conclude con l'esposizione di quanto trovato in udienza. Può capitare che per un lavoro svolto nel lontano 2005 si arrivi a discuterlo solo ora in dibattimento. Ma nel 2005 esperienza e conoscenza erano molto meno sviluppate di ora mentre il Processo è oggi e gli avvocati oramai non sono più impreparati come qualche anno fa nell'ambito informatico. Il dibattimento viene quindi preparato qualche giorno prima andando a preparare l'intervento nei minimi particolari. E quasi normale quindi passare alcune notti insonni cercando di immaginare le domande più assurde e una risposta plausibile a tutto. E alla fine? Alla fine può capitare di prendersi un giorno di ferie partire al mattino presto perchè di solito il processo sta in un'altra città.. arrivare in aula e attendere il proprio turno. Magari poi nel bel mezzo ci si accorge che la convocazione ricevuta un mese prima non è più valida perchè il PM (che non conoscete perchè il procedimento da una Procura è passato ad un'altra) con l'avvocato si erano accordati ritenendo superflua la presenza del consulente..... già.... ma il consulente è stato avvisato? CONCLUSIONI. Bisogna sempre verificare tutti i dettagli.... convocazione inclusa. |
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09/05/2008
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Udienza:
"lei che idea si
è fatto?"
Sottotitolo: far
parlare aiuta o... dovrebbe.
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Fare
il CTU non è facile, si ha una
grande responsabilità.Ogni affermazione deve essere
supportata
da una "evidenza" tecnica e comunque per il ruolo che si ricopre
(consulente del Giudice) si ha tutti contro. La cosa più a
rischio è far passare idee o sensazioni sulla
vicende come
fatti confermati dall'analisi. Questo lo sanno bene gli avvocati.
Alla
domanda: "..e quindi lei, che
idea
si è fatto?"
La
risposta è stata: "...
non ho
riscontrato elementi sufficienti ad avvalorare un'ipotesi concreta su
quanto successo"
CONCLUSIONI.
Le
domande che vi vengono rivolte servono a
colui che giudica.
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12/10/2007
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Udienza:
P2P
e VMWARE?
Sottotitolo: emulare un
PC SUSPECT con VMWARE (PLAYER).
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Questa
volta facciamo un salto nel passato
nel periodo "dopo Napster" (2003 - 2004) quando si cominciava a parlare
di reti decentrallizate sullo stile usato da "GNUTELLA" . Grazie ad un
download di file "non permessi" tracciato dagli inquirenti (IP e nome
utente usato dal programma client) un utente si è
trovato
(a distanza di anni) davanti ad un Giudice. Già il solo
fatto di
individuare il file "scaricato" nel PC dell'utente porterebbe alla
più ovvia delle conclusioni e a un risultato già
garantito. Però, è giusto verificare se anche
tutto il
"contorno" porta alla medesima conclusione. Il contorno è
nel
nostro caso il client P2P usato per il download. Si tratta di un
programma gratuito ma non "open" come verrebbe da pensare quando si
cita tale vocabolo (gratuito). Tutte le informazioni e le le
impostazioni del programma vengono scritte in due file binari. Due sono
le strade: decodificare i file o avviare il PC e "guardarci dentro".
Pur considerando la prima soluzione molto più elegante e
professionale, opto per la seconda più sbrigativa dato che,
al
giorno d'oggi, l'operazione di emulazione di un disco SUSPECT acquisito
in formato RAW (dd) comporta la perdita di meno di una decina di minuti
(usando MOUNTIMAGEPRO
e LIVEVIEW). Diverso era il
discorso qualche anno fa.
La
discussione in dibattimento è
stata dunque improntata sulla spiegazione di cosa si intende
per
"tecnologia virtuale" e come riprodurre la stessa vista come operazione
"ripetibile". Naturalmente, una macchina virtuale costruita sulla base
(disco) di una macchina reale è certamente uno strumento per
la
FORENSICS ma non la soluzione per tutte le analisi.
CONCLUSIONI.
L'avvocato
dell'indagato ha patteggiato.
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24/09/2007
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Sottotitolo: dimostrare
che sono stati "wippati".
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Può
il contenuto di alcuni file
cancellati (superiori al GIGA) sparire senza lasciare traccia?.
Vi
sono una serie di operazione e ipotesi da
verificare per dare una risposta definitiva. Ma se non individuate il
software usato saranno sempre e solo delle ipotesi. Spetta quindi alla
vostra bravura convincere chi vi ascolta ricostruendo i fatti in base a
"dati tangibili" e posti in correlazione con il "contorno". Bisogna
fare però attenzione ad non uscire dal contesto dell'analisi
che
avete effettuato. La "controparte" se ben preparata e con la scusa che
VOI siete l'esperto di qualsiasi cosa attinente all'informatica
potrebbe portarvi facilmente fuori tema facendovi correre il rischio di
incappare in qualche "strafalcione".
Nel
caso in esame, non ho trovato il
software usato per il WIPING ma tutta una serie di "tracce" tangibili
che fanno presumere ad un suo uso. L'Avvocato del difensore
è stato molto abile nell'uscire dal contesto fino a quando
ho
dovuto ribadire con fermezza:
"Non
è nel quesito che mi è
stato posto e comunque non era rilevante ai fini della mia analisi".
CONCLUSIONI.
Non
sottovalutate mai le domande che vi
vengono poste se non sono inerenti alla vostra analisi. Senza "l'arma
del delitto" non è detto che le vostre conclusioni abbiano
il
giusto peso.
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20/07/2007
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Sottotitolo: non ho
idea di cosa sto scaricando con il P2P.
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Qualche
giorno fa, ero in Udienza in
qualità di CTU per un caso di detenzione e condivisione di
materiale “non permesso". Attraverso un programma P2P erano
stati
scaricati diversi file multimediali di carattere CP assieme ad una
grande quantità di materiale per adulti. La linea difensiva
tenuta dal collega CTP è stata di convincere il Giudice che
tali
"scarichi" avvenivano in maniera "massiva" ovvero selezionando liste di
file senza tenere conto dell'eventuale contenuto. Tali liste venivano
recuperate usando chiavi di ricerca "vaghe" del tipo "S*X". Peccato che
tali "ipotesi" non fossero suffragate da prove tangibili: elenco dei
file con data e ora, elenco delle chiavi estratte. Premetto che il
tutto è successo nel 2005 e quindi posso capire che il
collega
abbia avuto le stesse difficoltà che ho incontrato io
nell'analizzare il programma di P2P. Dal canto mio, ho difeso la mia
ipotesi (scarico volontario) presentando i vari file con relative date
di inizio scarico e completamento per far notare i diversi giorni in
cui tale materiale è stato recuperato. Naturalmente se
avessi
individuato le chiavi di ricerca, avremmo appurato megliola
realtà dei fatti. Per la consapevolezza del materiale
condiviso
è bastato dimostrare (file di log e *.ini) che l'utente
conosceva il programma, ovvero aveva cambiato il percorso e
il
nome della directory di "download" e di quella temporanea.
CONCLUSIONI.
Non
dimenticate mai di verificare se i file
scaricati possono essere stati inclusi in un Download "massivo" ma
soprattutto cercate di "estrarre" le chiavi di ricerca magari andando a
"ricostruire" il PC SUSPECT usando la tecnologia virtuale.
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28/05/2007
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Sottotitolo: dd con
blocco Hardware in scrittura.
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Di
recente sono stato chiamato a
testimoniare in qualità di CTU ad un’udienza
(penale) per
un caso di detenzione di materiale “non permesso".
Il tutto è
iniziato con la richiesta da parte della
difesa di un rinvio. Nulla di singolare se non fosse per il
motivo strettamente tecnico e non banale: il CTP non
è
stato in grado di esaminare la copia che, a suo tempo, gli fu
consegnata.
15
Mesi Prima.
A
inizio primavera mi viene affibbiata
un'analisi su un Hard Disk per ricercare un dato tipo di materiale di
cui si ipotizza la detenzione. Le operazioni vengono concordate con la
presenza del CTP che a poche ore prima dell’inizio risulta
irreperibile. All’ora stabilita e senza la presenza del CTP
le
operazioni di copia vengono avviate come stabilito dal Verbale di
Conferimento dell'Incarico. Il contenutodell' Hard Disk (SUSPECT) viene
riversato prima su un Hard Disk (EVIDENCE) per la mia analisi e poi su
un altro (EVIDENCE) per il CTP. Otteniamo un "bitstream image"
contenuto in una serie di file. E'
il classico risultato che
si ottiene con il comando “dd” ridiretto
su un file.
Lo strumento usato
è ICS IMAGEMASSTER SOLOIII
FORENSIC (Opzione "Linux Capture") che isola l'Hard Disk SUSPECT in
READ-ONLY. Comodità di questo strumento è la
semplicità con qui si verifica l'HASH fra il SUSPECT e il
bitstream image.
(Per la stessa
operazione in passato usavo un Write-Blocker
Hardware e la distribuzione HELIX).
Torniamo
ai giorni nostri.
Durante l'accesa
discussione sulla data della nuova udienza
incrocio lo sguardo del mio collega CTP. Ne nasce una interessante
"discussione" che vi riporto im modo sintetico.
LP: “E' lei
il CTP?”
CTP: "Salve, si, sono
io..."
LP: “Come mai
non è riuscito ad analizzare la
copia ISO che le ho fatto avere?”
CTP: “Non so,
mi sembra che non fosse
un’immagine ISO...”
LP: “Dopo che
non è riuscito ad aprirla, ha
verificato che l’HASH corrispondesse a quello che le ho
fornito
io?”
CTP: “Certo,
ma probabilmente l’immagine
è venuta male….”
LP: “Ma i due
HASH coincidevano?”
CTP:
“Si”
....breve attimo di
silenzio....
LP: “Ma con
cosa ha cercato di aprirla?”
CTP: “Ma non
so… non mi ricordo bene…
è passato tanto tempo… comunque se è
un file ISO
lo si apre anche con NERO.”
LP: “Con
NERO? Ma che Software usa per le sue
analisi?”
CTP:
“Ma… è da un po’ che non ne
faccio, non mi ricordo…non mi viene il nome. Comunque non mi
può fare la copia della partizione e basta?”
LP:”Copia
della partizione? Tipo un ghost o le copio
tutti i file su un disco?”
CTP:” Si
esatto, anzi sarebbe meglio!!!”
LP: “NO,
NON POSSO.”
CTP:
“Quindi?”
LP: “Quindi
le faccio una copia settore per settore di
tutto il disco.”
CTP: “Poi lo
apro con NERO?”
....breve attimo di
silenzio....
LP: “NO, poi
lo vede come se fosse un disco normale e
può usare Windows Explorer. Arrivederci."
La
conversazione che, a primo impatto,
può sembrare buffa è in realtà
desolante e mi
astengo da ulteriori commenti. Di fondo mi rimane un dubbio: se avessi
rediretto il bitstream image su un Hard Disk avrei risparmiato un
giorno di ferie?
CONCLUSIONI.
Indipendentemente
dalla risposta, ritengo
che il bitstream image su file sia la soluzione migliore per molteplici
aspetti che vanno dalla maggiore robustezza alla più
semplice
portabilità. Si parla molto anche del formato compresso
utilizzato da Encase ma questa è un'altra storia.
EPILOGO.
Mi
sarei fermato qui se non fosse che giusto
ieri mattina ricevo una telefonata da un'altro collega CTP che mi
chiede:
"Quella
copia che mi hai fatto, con
cosa la apro?"
Quindi,
il prossimo "articolo" sarà:
"Come vedo/analizzo/esporto il contenuto di una immagine
bitstream senza chiamare il CTU".
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| 03/05/2007 | ICS Disk Jockey Forensic Edition - LINK |
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Durante
lo svolgimento delle Perizie su Hard
Disk di norma uso ICS IMAGEMASSTER SOLOIII per le copie dei dischi. Di
recente, lavorando con alcuni colleghi CTP abbiamo avuto la
necessità di effettuare copie parallele dello stesso DISCO
SUSPECT, una per me e una per il collega. Il SOLOIII consente in
simultanea di eseguire tale copia ma in un paio di occasioni avendo due
HD EVIDENCE di diverse marche e velocità (MAXTOR e Western
Digital) abbiamo riscontrato un peggiormento della velocità
di
copia attorno ai 1200 MB/Sec rispetto ai quasi 2000-2500 MB/Sec con un
unico HD EVIDENCE. (I motivi, tanti, possono essere discussi
nel
FORUM). Stavo quindi cercando uno strumento veloce è
PORTATILE
per fare la copia di due dischi senza ricorrere alla copia SETTORE X
SETTORE (non mi serve inquanto devo solo fare la "copia della copia"
che altro non è che uno o più file ISO). Mi sono
ricordato della notizia che mi aveva riferito un collega durante
l'ultima InfoSecurity. Allo Stand della ICS avevano un piccolo
dispositivo per fare le copie IT di dischi. Incuriosito mi sono
informato, sia dal sito della ICS e sia direttamente dal rappresentante
ITALIA (grazie Marco). Venivo quindi a conoscenza della versione
FORENSIC che, da quanto letto, rispetto la versione IT ha il blocco in
scrittura su uno dei due connettori (suggerisco prima di continuare a
leggere questo "racconto" di documentarsi un minimo sul prodotto).
Senza tanti pensieri, ho ordinato e ricevuto giusto ieri il nuovo
dispositivo ICS Disk Jockey modello FORENSIC (senza macchia rossa).
Vediamo
cosa troviamo di utile al suo
interno.
Oltre
al dispositivo munito di alimentare
(supporta i 220V) che però ha da un estremo un spina
americana
(tipo NEMA 1-15) troviamo un utile adattare della ADDONICS IDE TO SATA
molto utile. Le varie cavetterie sono in dotazione per dischi da 3,5".
Manca l' adattatore per dischi da 2,5". La confezione è
molto
piccola e pratica da portare in viaggio. Unica pecca, non
c'è un
manuale di istruzioni (che si scarica dal sito) ma un foglio di
QUICK-START, molto QUICK.
Una
delle cose che l'acquirente dovrebbe
conoscere prima dell'acquisto è che il
dispositivo
supporta SOLO DISCHI ULTRADMA
(ci riferiamo a HD che usino
almeno il protocollo ATA-4 introdotto nel 1998). Giustamente avevo a
disposizione per la mia prova un HD Western Digital da 2,5 GB e un
Maxtor da 10 GB che se per il Maxtor posso avere il dubbio se sia o
meno UDMA, per il WD sicuramente non lo è.
Ho
quindi iniziato ad esplorare il
dispositivo. Il Disk Jockey comunica con l'utente attraverso SUONI e
intermittenze del LED di POWER. Ha un tasto BLU per accenderlo e due
LED (uno per ogni connettore) che indicano l'accesso al disco: ROSSO
(OCCUPATO) VERDE (LIBERO).
MODALITA'
di LAVORO.
Le
prime due modalità di lavoro 0
e 1
consentono di collegare il dispositivo ad un PC e
di vedere i dischi come se fossero collegati con un dispositivo USB.
L'unica differenza è nella modalità di accesso.
Con 1
tutti e due i dischi sono in READONLY mentre nella modalità 0
il disco collegato nello slot DESTINATION DISK2 è in
READ/WRITE.
La prima cosa che emerge e che lo potete usare come WRITEBLOCKER (anche
se leggermente più costoso rispetto ai WriteBlocker della
TABLEAU) sia per PATA e dischi SATA. Con la modalità 1
ho calcolato l'HASH del disco WD da 2,5GB collegato nello slot SOURCE
DISK1 (non si è accorto che non è UDMA). Per la
copia,
abbiamo a disposizione due modalità: 2
e 3.
Da manuale (e da verifica fatta sul campo), le due modalità
eseguono una copia da DISCO1 a DISCO2 (da WD 2,5GB a Maxtor 10GB)
SETTORE X SETTORE. L'unica differenza è che in
modalità 2
non vengono copiate le aree HPA e DCO.
L'utilità
di non copiare tali aree mi lascia perplesso (per un prodotto FORENSIC)
ma lo stesso manuale
consiglia di usare sempre la
modalità 3.
Durante la copia, il LED
del POWER diventa intermittente e in base al tempo in cui rimane acceso
indica la percentuale copiata. A temine, se le cose sono andate bene,
si ode un beep finale e il dispositivo si spegne. Ho verificato
più volte la bontà dell'operazione confrontando
HASH del
disco e delle partizioni, nessun errore o hash non coincidente. A
questo punto, finita la copia, volendo la si può far
controllare
anche allo stesso dispositivo utilizzando la modalità 4.
Peccato che in questo caso lo stesso si accorge che i dispositivi non
sono UDMA e inizia a emettere dei beep secondo una combinazione
predefinita per indicare l'errore. Leggendo (finalmente) il manuale,
viene consigliato ogni volta prima di eseguire qualsiasi operazione di
fare un check dei vari HD collegandoli uno ad uno ed mettendo il
dispositivo in modalità 5.
Questa
modalità verifica che l'HD sia compatibile (UDM e PIOLINO
nel
MASTER). I risultati sono ovvi. Maxtor COMPATIBILE ma WD NO. Le ultime
due modalità 6
e 7
servono
per il WIPING del disco rispettivamente 1 passata o 7 passate per lo
standard DOD.
CONCLUSIONI.
Per
un prezzo non elevato e la
semplicità d'uso e consigliato a chi abbia una discreta
esperienza ed idea di quello che sta facendo. E' sicuramente uno
strumento da abbinare al SOLOIII o al LOGICUBE (vedi anche il
fratello FORENSIC TALON) o HARDCOPY della DIGITAL
INTELLIGENCE.
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